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Come migliorare la vostra strategia di content marketing

Molte aziende creano e condividono contenuti per acquisire e fidelizzare la clientela. Le imprese sperano così di inspirare simpatia e di guadagnarsi la fiducia dei clienti. Ma questa strategia trascura il fattore linguistico.

 

Il motivo per il quale ho preso come spunto per un post sulle lingue il content marketing è semplice. Se il suo obiettivo è quello di creare e rafforzare le relazioni con i clienti, non si capisce perché sottovaluti il fattore emotivo legato alla propria lingua. Chiedetevi che lingua parlano i vostri amici di lunga data. Nella maggior parte dei casi è probabile che sia la vostra lingua madre.

 

Lingua madre

Oggi nel marketing si parla molto dell’importanza di fidelizzare i clienti mediante la pubblicazione di contenuti utili, interessanti, informativi sui siti web, nei blog, nelle newsletter delle aziende. È tuttavia raro che questi testi vengano tradotti o scritti nella lingua madre dei clienti. Certo, ormai quasi tutti siamo in grado di leggere testi in inglese e in altre lingue. Il problema non è di natura pratica, ma psicologica. Perché le aziende trascurano spesso la lingua madre dei clienti ai quali si rivolgono? Chiunque abbia trascorso lunghi periodi all’estero ha provato quella simpatia istantanea che nasce nei confronti di chi parla la propria lingua. Chi non si è voltato per strada o al supermercato quando ha sentito il richiamo della lingua madre? Un famoso slogan pubblicitario recitava: “Dove c’è Barilla c’è casa”. Io aggiungerei: “Dove si parla italiano c’è casa”. Nel mio caso va bene anche il tedesco, ma non voglio divagare troppo.

  

Esperienza londinese

A questo proposito mi ritorna in mente un aneddoto. Anni fa mi sono presentata per un posto di lavoro presso una grande azienda di abbigliamento di lusso a Londra che esportava in tutto il mondo. Durante il colloquio ho messo in risalto le mie conoscenze linguistiche. La risposta del direttore fu: “Se le fa piacere usare le lingue, può farlo, ma noi non ne abbiamo bisogno”. Qualche giorno dopo iniziai a lavorare nell’ufficio esportazioni di questa ditta. Si erano presentate molte candidate. Scoprii di essere stata assunta per la mia eleganza e non per le lingue. Un giorno parlai al telefono con una cliente austriaca. Non riusciva a credere che dopo tanti anni qualcuno le si rivolgesse in tedesco. Qualche giorno dopo mi recapitarono un pacco. La mittente era la cliente austriaca. Lo aprii: conteneva dei dolci tipici e un cartoncino di ringraziamento. Il direttore lo venne a sapere, ma non cambiò idea. Era una persona intelligente e la sua testardaggine nel non voler riconoscere l’importanza delle lingue nei contatti con i clienti esteri mi sorprese.

 

Una lingua per tutti

L’aneddoto londinese aveva come scenario un’azienda inglese e si sa che i britannici non hanno mai dato importanza alle lingue estere. La cosa preoccupante è che nel frattempo molte grandi società al di fuori dell’area anglosassone usano solo l’inglese per la comunicazione interna ed esterna. Certo, è più semplice, costa meno e il numero di persone che conoscono bene la lingua di Shakespeare è cresciuto rispetto al passato. Quest’evoluzione lascia però l’amaro in bocca.

Uno degli strumenti del content marketing è lo storytelling, cioè la narrazione di storie. Leggo i libri di narrativa nella versione originale quando si tratta di una lingua che conosco. Se però mi chiedete quali storie hanno avuto il maggiore impatto emotivo su di me, vi rispondo: le favole dei fratelli Grimm, che mia madre mi leggeva tutte le sere in tedesco, la sua e quindi anche la mia lingua (oltre all’italiano, la lingua di mio padre). Cari specialisti del content marketing, come disse Nelson Mandela:

“Se parli a un uomo nella lingua che comprende, arriverai alla sua testa.

Se gli parli nella sua lingua madre, arriverai al suo cuore.”